Dott.ssa Letizia Architravo
Perdite anomale e un odore intimo sgradevole sono disturbi che possono creare grande imbarazzo e preoccupazione in una donna. Spesso si pensa subito alla candida, ma in molti casi il responsabile è un altro: la vaginosi batterica. Si tratta della più comune infezione vaginale, anche se sarebbe più corretto definirla uno squilibrio. Riconoscere i suoi sintomi caratteristici è il primo passo per scegliere la cura giusta e ripristinare il delicato equilibrio dell'ecosistema vaginale.
Cos'è la vaginosi e la differenza con la candida
È fondamentale non confondere queste due condizioni. La candida è un'infezione causata da un fungo (la Candida albicans) e si manifesta tipicamente con perdite bianche e dense, simili a ricotta, e un prurito intenso e fastidioso. La vaginosi batterica, invece, non è un'infezione da un singolo patogeno, ma una disbiosi: un'alterazione della flora vaginale in cui i lattobacilli (i batteri "buoni" che proteggono l'ambiente) diminuiscono, lasciando che altri batteri, come la Gardnerella vaginalis, prendano il sopravvento. A differenza della candida, il sintomo predominante non è il prurito, ma l'odore.
I sintomi caratteristici: perdite grigiastre e odore di pesce
I sintomi della vaginosi batterica sono inconfondibili. Il segnale più evidente e specifico è un cattivo odore intimo, spesso descritto "di pesce" (dovuto alle ammine prodotte dai batteri), che tende a peggiorare dopo i rapporti sessuali o durante le mestruazioni, a causa del contatto con liquidi alcalini come lo sperma e il sangue. A questo si associano perdite vaginali anomale, solitamente fluide, omogenee e di colore biancastro o grigiastro. Generalmente, il prurito e l'irritazione sono assenti o molto lievi.
Le cause dell'alterazione del pH vaginale
L'ecosistema vaginale sano è protetto da un pH acido (tra 3.8 e 4.5), mantenuto tale dai lattobacilli che producono acido lattico. Questo ambiente acido impedisce la crescita dei batteri nocivi. La vaginosi si sviluppa quando questo pH si alza, diventando più alcalino. Diverse situazioni possono causare questa alterazione:
- uso di detergenti intimi a pH non adeguato o troppo aggressivi;
- lavande vaginali frequenti e non necessarie, che "lavano via" la flora batterica buona;
- terapie antibiotiche, che possono distruggere anche i lattobacilli;
- uso di contraccettivi intrauterini (spirale);
- rapporti sessuali non protetti (lo sperma è alcalino).
Rimedi: lavande, ovuli e gel per ripristinare la flora batterica
La cura per la vaginosi mira a un doppio obiettivo: eliminare i batteri nocivi (spesso con terapia antibiotica prescritta dal medico) e, soprattutto, a ripristinare l'ambiente acido e la flora batterica protettiva. Per questo secondo scopo, sono molto efficaci i prodotti da banco che aiutano a ristabilire il corretto pH. Si possono utilizzare ovuli e gel vaginali a base di acido lattico, che acidificano immediatamente l'ambiente, creando condizioni sfavorevoli per la Gardnerella e favorendo la ricrescita dei lattobacilli. Anche lavande riequilibranti, usate con moderazione, possono contribuire a questo processo.
L'importanza dei probiotici orali e locali
Per prevenire le recidive, molto comuni nella vaginosi, i probiotici sono un alleato fondamentale. L'uso di probiotici aiuta a ricolonizzare l'ambiente vaginale con ceppi di lattobacilli benefici. Esistono due modalità di somministrazione:
- Probiotici specifici per la donna per via orale: contengono ceppi batterici in grado di sopravvivere al passaggio gastrointestinale e migrare verso la vagina.
- Probiotici vaginali (ovuli o capsule): agiscono localmente, fornendo direttamente i lattobacilli dove servono per un'azione più rapida.
Un ciclo di probiotici, specialmente dopo una terapia antibiotica, è la strategia migliore per mantenere l'equilibrio a lungo termine.




